Cosa penseremmo di qualcuno che sceglie quale auto acquistare in base al colore della carrozzeria o una casa in base al nome della strada in cui si trova? Non lo giudicheremmo superficiale o -più compiutamente- incapace di individuare quali aspetti sono davvero rilevanti nella sua valutazione? 

Siamo in un passaggio politico particolare e delicato: gli eventi internazionali e le loro conseguenze economiche stanno modificando le prospettive e gli atteggiamenti sia di chi è al governo, sia di chi è all’opposizione. Benché manchi un anno e mezzo alle prossime elezioni politiche sembra che il pensiero di molti corra veloce in avanti condizionando fin d’ora i profili da tenere e le decisioni da prendere.

Ognuno si fa il suo giudizio sui personaggi che popolano giornali e talkshow, confermando o modificando le proprie convinzioni politiche; tuttavia, leggendo e ascoltando i commenti in giro e sui social, mi stupisce sempre più frequentemente quanto questi giudizi si basino su dettagli assolutamente marginali rispetto al contenuto della scelta e al valore della posta in gioco: l’apparenza -purtroppo- vince alla grande sulla sostanza!

Che spessore può mai avere un giudizio -positivo o negativo- se è basato su come un personaggio si veste, sulla sua provenienza geografica o su una epidermica simpatia/antipatia che non sa spiegare se stessa sul piano dei contenuti?

Nel valutare un politico è più importante come parla o cosa dice?

La sua eleganza o la sua competenza?

La sua simpatia o la sua esperienza?

Forse il miglior servizio che possiamo fare a noi stessi è imporci di razionalizzare le nostre convinzioni, ripercorrendone la genesi e scovando -il più sinceramente possibile- le ragioni e i fatti oggettivi su cui si fondano (senza la scorciatoia del “mi piace/non mi piace”). Questo esercizio ci aiuterà a definire meglio i parametri che utilizziamo nella valutazione e a poterne rendere pacatamente ragione senza doverci arroccare in difesa nel nostro fortino interiore.

Il quotidiano appiattimento dell’informazione che pone sullo stesso piano e annuncia con la medesima enfasi eventi dalla rilevanza abissalmente diversa (il bombardamento di una città, i risultati del campionato di calcio, le stragi senza fine in Sudan, il prossimo festival del cinema, il “solito” barcone disperso a largo di Lampedusa…) ci spinge ad appiattire anche la nostra percezione e a diminuire la nostra sensibilità. Penso sia importante cercare di resistere a questa deriva ristabilendo -almeno nella nostra testa- una graduatoria nella gravità degli eventi, restituendoci la capacità di modulare attenzione, partecipazione e impegno sulle cose importanti.

Analogamente dovremmo avere nitida nella nostra testa una graduatoria degli aspetti rilevanti quando ci facciamo un’idea delle persone dalle quali vorremmo essere governati e che vorremmo sedessero in parlamento. 

Non importa il colore dell’auto: meglio guardare al motore, alle prestazioni e ai consumi. Non importa il nome della strada in cui si trova la casa: meglio guardare al numero delle stanze, all’esposizione e alle spese condominiali!