Rispondendo a Donald Trump che lo aveva definito «debole sul crimine e terribile per la politica estera», Leone XIV ha precisato: «Non siamo politici, non vogliamo occuparci di politica estera, come la chiama lui, con lo stesso modo di vedere con cui può concepirla lui.». 

Proprio questo è il punto: come concepisce la “politica estera” Donald Trump?

Come concepisce la relazione tra gli stati? 

Come reagisce quando non condivide le politiche di chi governa altri stati? 

A quali regole fa riferimento?   Non è difficile rispondere a queste domande, basta vedere quali scelte ha attuato negli ultimi mesi: 

  • blitz militare in Venezuela per catturare e rimuovere il presidente Nicolás Maduro;
  • vasta operazione militare in Iran -congiunta con Israele- con bombardamenti di città e infrastrutture che hanno provocato oltre tremila vittime e venticinquemila feriti; 
  • insulti e minacce costanti di ritorsioni economiche ai paesi europei che non seguono le sue indicazioni;
  • isolamento energetico totale di Cuba [mentre medita -ha detto- di “prendersela”].

Ecco come Donald Trump concepisce la “politica estera”: esattamente come un imperatore concepisce il suo impero; i sudditi “fedeli” sono premiati, i sudditi “infedeli” sono derisi e puniti, i sudditi ribelli sono distrutti.

 

Nel suo primo anno di pontificato, Leone XIV è stato raccontato come un papa prudente, quasi trattenuto, meno esposto del suo predecessore Francesco nella politica internazionale. Nelle ultime settimane però questa immagine è cambiata. Davanti all’ampliarsi delle guerre il linguaggio del papa è diventato netto, diretto, emotivamente intenso. Soprattutto sulle questioni di politica internazionale è emerso un atteggiamento tutt’altro che cauto, e perfino inaspettato.  Ha parlato molte volte della guerra, definendola «uno scandalo per la famiglia umana» e, a proposito delle guerre in corso, ha parlato di una violenza che può diventare «una voragine irreparabile».

Di fronte ad un presidente che si sente investito da Dio, si pensa e si raffigura come un nuovo messia e usa un linguaggio da guerra santa per gestire gli affari del mondo, il papa dichiara inaccettabile questa modalità in cui la teologia serve a legittimare la politica. Leone XIV non si limita a dire no alla guerra, sta anche -e soprattutto- rifiutando che il potere si faccia consacrare dalla religione

 

Mentre l’“imperatore” si mostra furibondo con chi osa opporsi alla sua volontà, Leone XIV fa un lungo ed intenso viaggio in Africa, visitando quattro paesi (Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale) tanto diversi quanto interessanti per il futuro.
E non si è trattato solo di bagni di folla ed edificanti benedizioni. A Yaoundé (Camerun),  nell’incontro con il mondo universitario, ha sostenuto che “l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare”. Dopo aver rilevato che la sfida della ricerca è aprirsi alle nuove prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali è poi entrato nel vivo: “Nelle società contemporanee si osserva una erosione dei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili”. (…) “Dovete essere i pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.”

 

Due approcci diversi ed opposti di concepire la politica estera: uno centrato sull’allargamento del potere e del controllo; l’altro sulla disponibilità di tutti ad “allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare”.

Non cambia solo l’approccio, cambia la linea dell’orizzonte. E del futuro.