LA NEWSLETTER DEL LUNEDI’
Il drone e la baionetta
Dire “si contano centinaia di vittime” non è lo stesso che trovarsi davanti alle centinaia di corpi nei sacchi neri delle strade di Teheran, a quelli nei lenzuoli bianchi tra le rovine di Khan Younis, a quelli martoriati nel kibbutz di Re'im, a quelli nelle fosse comuni di Bucha. La differenza tra la il drone e la baionetta non è nella tecnologia, è nella distanza “fisica” tra chi colpisce e chi è colpito, nella differenza sostanziale tra corpi e numeri: la morte non ci tocca quanto dovrebbe perché la non tocchiamo con mano, è stata emotivamente sterilizzata, ridotta a un dato di una oscena contabilità.
“La guerra di Piero” non c’è più, si è decisamente evoluta: non si marcia più “con l’anima in spalle”, non bisogna più decidere se sparare “in fronte o nel cuore”, non c’è più il tempo [...]
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Per una Sanità realmente accessibile: l’importanza dei PUA
I PUA, cosa sono? sono realmente accessibili? Edgardo Reali e Cristian Castellano ce lo spiegano in questo articolo!
Cosa sono i BES, Bisogni educativi speciali? Facciamo chiarezza.
In questo articolo, Martina Pasquali fa chiarezza su un tema molto importante: i BES, i Bisogni Educativi Speciali.
Oltre le barriere sensoriali: la storia di Hellen Keller
Federica Carbonin ci racconta la stupenda storia di Helen Keller, scrittrice, insegnante e attivista statunitense sordo-cieca.
Il casco di Vlady
Giovedì scorso l’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, uno dei favoriti della gara di skeleton, è stato squalificato dalle gare delle Olimpiadi di Milano Cortina perché intendeva indossare un casco senza scritte, ma con le foto dei 24 atleti ucraini che sono morti dall’inizio della guerra, al fronte o come civili. Il casco -secondo il Comitato Olimpico Internazionale- violava la “regola 50” della Carta Olimpica, mentre -secondo Heraskevych- non violava nessuna regola, perché non conteneva messaggi politici, ma solo il ricordo di atleti uccisi. Ma cosa è politica e cosa non lo è?
Irrigidirsi o incuriosirsi
La crescente paura dei movimenti migratori nasconde spesso un’altra paura, inconfessata ma più profonda: quella “identitaria”. Il timore di perdere punti di riferimento, tradizioni, confini culturali ai quali ancoriamo l’immagine che abbiamo consolidato di noi stessi: una “identità” culturale che non intendiamo mettere a rischio. (...)
Una traccia per la città
Sono passati più di vent’anni da quel 26 novembre del 2003, quando -insieme ad una quindicina di amici- ci incontrammo in piazza del Collegio Romano per costituire l’associazione “Amici per la Città” con la finalità di “promuovere e sviluppare la cultura e la partecipazione civica".







