La settimana scorsa, rispondendo allo sconcerto espresso da Ilaria Cucchi dopo l’incontro con il generale Nistri “mi sarei aspettata non dico delle scuse, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel processo“, la ministra della difesa Elisabetta Trenta ha affermato “il comandante Nistri non ha portato avanti alcuno sproloquio, ha semplicemente rimarcato l’obbligo per tutti i gradi al rispetto delle regole“. Ci mancherebbe altro! Certo che le regole vanno rispettate, ma tutte. Anzi, tutte tranne una: quella che vorrebbe che i panni sporchi si lavino in casa. Con che coraggio potremmo continuare a chiedere la verità su Giulio Regeni e a scandalizzarci dell’omertà della polizia egiziana se non fossimo capaci,a casa nostra,di superare ogni ambiguità quando c’è in gioco una questione di tale gravità?

La vicenda della morte di Stefano Cucchi e il successivo comportamento di alcuni soggetti coinvolti è attraversata da ombre che vanno assolutamente dissipate: non è in gioco solo l’esito del processo, ma la fiducia verso le forze dell’ordine. Nessuno può dubitare della correttezza e dell’impegno eccezionale di migliaia di poliziotti e carabinieri che quotidianamente lavorano e rischiano per il bene di tutti, ma proprio perché questa stima e questa credibilità sono così preziose è importante che queste istituzionimostrino con chiarezza e determinazionela loro capacità di reagire con trasparenza assoluta così da non lasciarealcuno spazio a reticenzee ambiguità.

Attraversiamo un periodo in cui la sfiducia sta minando la relazione tra cittadini e istituzioni, le parole non riescono più ad entusiasmare e a spingere all’impegno e l’azione politica sembra uno stanco rituale in cui ogni soggetto recita la sua parte mettendo in scena sterili conflitti. Tutti abbiamo bisogno di poterci fidare di qualcuno e la trasparenza è la migliore strategia.