Il diritto di voto preesisteva alla legge Tremaglia. Mi ricordo i treni degli emigranti che tornavano a votare da tutta Europa compresa mia madre.  La novità è consistita nella nuova modalità del voto per corrispondenza.

In occasione del voto delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006 ero presidente del patronato Inca della Cgil. Di li a poco (28 giugno) sono stato sostituito nel ruolo con una operazione di rinnovamento avvenuta con un pensionato di qualche anno più di me.  Tuttavia era già convocata a Bruxelles una assemblea del quadri Inca italiani e di tutto il mondo sicché toccò a me fare comunque l’intervento di apertura della discussione con incorporato il saluto al nuovo presidente e alla organizzazione che avevo guidato per quattro anni.

Al primo capitolo di tale intervento (titolo partigiani dei diritti) era detto quanto segue:

“Propongo un saluto da compagni  a quei dirigenti Inca che sono stati eletti in giro per il  mondo alle elezioni del 9 e 10 aprile. Si tratta di Marisa Bafile, Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi e Mirella Giai al Senato alla quale va riconosciuto il buon diritto a rappresentare gli italiani emigranti che non può essere annullato da un errore nel fare i conti delle preferenze.

Anche chi non è stato eletto ha ottenuto successi, come Elio Carrozza, Rocco Di Troilo e Silvana Mangione.

Anche altre persone di altri patronati o che ruotano intorno al nostro mondo sono stati eletti o hanno avuto successo.

E’ così sorprendente che uomini e donne del mondo dei patronati abbiano avuto buoni risultati trascinando così il successo dell’Unione?

E’ sorprendente soltanto per chi ha una visione parziale e superficiale della situazione e si è fatto impressionare dall’attivismo del ministro Tremaglia.

L’ex ministro ha girato il mondo promettendo a tutti il milione di Berlusconi che pochissimi hanno ricevuto pur nei modi definiti dalla Legge. Perfino in una lettera al Corriere della sera del 27 marzo scorso ha scritto “Ho fatto avere agli italiani all’estero il minimo pensionistico di un milione di lire (516 euro), come in Italia”.

Non sorprenda che non si caschi nella trappola di chi racconta palle e invece si dia fiducia a chi ti difende, fa valere i tuoi diritti, ti ascolta, non ti frega, fa il giusto e il possibile perfino con moderazione.

Moderazione e concretezza che si sono espresse in una proposta nata da Inca, fatta propria da tutti i patronati e appoggiata dallo stesso CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) con un ordine del giorno del dicembre 2004: istituire in Assegno di solidarietà sociale di importo modesto (125 euro mensili) da destinare agli ultrasessantacinquenni aventi un reddito inferiore ai 3000 (tremila) euro l’anno ed avente un costo non superiore a 60 milioni di euro. Quindi una misura assistenziale modesta per i poveri e per la quale abbiamo raccolto 50mila firme.

Tremaglia ha promesso il milione, ha dichiarato sostegno anche all’assegno di solidarietà sociale, non ha fatto niente di niente.

Sarà bene che il governo Prodi non perda tanto tempo nel tradurre in legge questa proposta.

Ma l’emigrazione italiana non è solo di gente povera. Marisa Bafile, nel commentare il comportamento del centro-destra sostiene:

“E poi partivano da un’idea assurda e offensiva. Che vede gli italiani all’estero come cugini che non sanno niente di niente, con le donne che passano le giornate a fere fettuccine e gli uomini con gli occhi lucidi ad ascoltare Beniamino Gigli dal grammofono. E non si rendono  conto, invece,  che chi ha tenuto stretto il suo passaporto italiano è una persona molto più “globale” e meno provinciale di chi non ha mai passato un confine. Gente che spesso la mattina va su internet e si legge non solo il Corriere ma un altro paio di giornali di altri Paesi. E’ lì che la destra ha perso: è rimasta inchiodata a vecchi stereotipi, senza provare a conoscerci davvero”.

Specialmente in America latina spira da alcuni anni un vento di sinistra. Come sorprendersi che anche gli italiani sostengano questa corrente? E quindi assegnino fiducia a soggetti come Mirella Giai che ha tenuto aperto l’Inca negli anni della dittatura resistendo anche ai militari?

Infine nel caso del voto degli emigranti abbiamo avuto ulteriore conferma che l’unità paga. Nello schieramento di centro-destra hanno creduto di essere super furbi con la presentazione di diverse liste, mentre l’Unione (salvo UDEUR e Di Pietro) si è presentata ovunque con una sola lista. Questo ha dato fiducia e favorito il risultato.

INCA non si intesta questo risultato, perché non era nella gara, ma non si schernisce per il fatto che tanti suoi dirigenti, operatori, volontari e simpatizzanti partecipino alla vita politica in Italia e in tutto il mondo, e ci riempie di soddisfazione il loro successo quando si candidano nelle competizioni elettorali.”

Nella parte dell’intervento che costituiva il saluto mi sono preso la libertà di togliere qualche sassolino dalle scarpe. Per esempio:

“Ammettiamolo problemi ne abbiamo avuto, soprattutto al vertice nazionale tra INCA e CGIL.

Esemplifico con una sola vicenda. E’ da molti conosciuto che INCA in Argentina, in una località che si chiama La Plata, concorre al funzionamento di una struttura chiamata PantalonCortido, nella quale si da ricovero e cibo a quasi 300 orfani. Una volta gli abbiamo regalato due vacche perché quelle che avevano gli erano state rubate. Ebbene si è posto il problema di fargli la scuola, e quindi, allestire le aule. Le nostre compagne, soprattutto le compagne ma non solo, hanno fatto il progetto; in tutto il mondo abbiamo raccolto soldi. Ci ha messo molto impegno Marta Simiele che era Presidente di INCA Argentina e con la quale poi abbiamo avuto dissapori sgradevoli risolti con un cambio di direzione. Marta è poi stata colpita da una grave malattia e ha lasciato noi e la CTA.

Alla fase di progetto, siamo nel 2003, un dirigente del dipartimento internazionale della Cgil si reca a Buenos Aires e spiega che l’iniziativa della scuola non s’ha da fare perché non sarebbe conforme alla nostra politica che è fondata sul tema dei diritti e non su opere assistenziali. Abbiamo disubbidito, la scuola l’abbiamo fatta lo stesso anche con l’aiuto del CAAF del Triveneto. Un’aula è intestata a Luciano Lama, una a Fernando Santi, l’altra a Laura e Adriana Carlotto e Miguel Angelo Boitano, tre disaparecidos figli di italiani. La scuola funziona con grande e generale apprezzamento per l’INCA e Per la CGIL tutta. Quella persona cretina che non la voleva è ancora al suo posto…..”

I commenti negativi che corrono sui patronati, sul voto all’estero e dintorni approdando all’idea dell’abolizione dovrebbero fare i conti con tutta la realtà e non soltanto sulle cose che non vanno e sulle malefatte che vanno corrette e combattute.

Che senso avrebbe abolire l’esercizio del diritto di voto all’estero invece che adottare le misure per renderne efficiente e corretto l’esercizio?  Se le democrazie mature praticano il voto per corrispondenza è mai possibile che l’Italia non sia capace di fare altrettanto?

Infine un suggerimento per i molti che frequentano Bruxelles. Fate una cinquantina di chilometri e nei pressi di Charleroi (dove c’è pure un aeroporto per i lowcost dall’Italia), andate a Marcinelle a vedere la miniera con il suo museo con l’opera in bronzo del maestro Antonio Nocera che rappresenta non solo la tragedia ma la possibilità di speranza e riscatto.