Quando i siti web meteo informano sulla temperatura distinguono sempre tra quella reale e quella percepita e quella percepita è sempre più spiacevole di quella reale (più fredda in inverno e più calda in estate). Una possibile spiegazione è il classico “dipende dall’umidità”, l’altra -temo più frequente- è la nostra tendenza ad esasperare le sensazioni a scapito della razionalità.

Un’analoga dinamica sI sta verificando a proposito della gravità del rifiuto del governo ad allineare la manovra economica alle regole europee: una gravità percepita  come catastrofica dalle opposizioni e irrisa come trascurabile dal governo, il quale -anzi- ostenta tale rifiuto come una orgogliosa sfida, una prova di coerenza e di coraggio delle proprie idee.

La convinzione di poter impunemente violare quelle regole affonda le sue radici nella fiducia illimitata che il governo ha sempre riposto nelle idee del professor Paolo Savona, profeta dell’antieuropeismo; una fiducia così profonda da arrivare lo scorso maggio a chiedere l’impeachment del Presidente della Repubblica colpevole di aver ritenuto l’ottantaduenne professore non idoneo a ricoprire il ruolo di Ministro dell’Economia per il quale era stato proposto dal presidente incaricato. QUI

Come sappiamo non ci fu poi alcun impeachment e Paolo Savona finì a fare il ministro per gli Affari Europei, continuando in questi mesi ad esortare con determinazione i due vice premier a tenere duro con l’Unione e a spingere il ministro Tria a superare paure e tentennamenti. E così il governo è andato avanti -nel nome di Savona- sfidando il drago senza paura e ignorando  ostentatamente le analisi, le previsioni e i suggerimenti di mezzo mondo (economisti, agenzie di rating, sfiducia dei mercati, crescita dello spread…)

Tutto come da programma, dunque, fino a che pochi giorni fa il saggio Savona ha improvvisamente modificato la sua percezione e ha affermato: «la situazione è grave». «Non mi aspettavo andasse in questo modo», ha detto il professore, prendendo atto che la sua teoria è stata smentita dagli eventi e ritenendo che è arrivato il momento di cambiare tattica e scendere a compromessi con l’Europa. Un po’ come se il nostro medico, dopo averci rassicurato per anni sulla innocuità dei sintomi che gli raccontavamo, ci comunicasse all’improvviso che ritiene grave la nostra situazione e che dobbiamo cambiare terapia (se facciamo ancora in tempo).

Così sono le percezioni: vanno, vengono, rassicurano, inquietano, esaltano e disperano. Profeti e percezioni sono certamente elementi preziosi nella nostra vita, ma se parliamo di temperatura forse è meglio fidarsi del termometro. O almeno questa è la mia percezione.