Non sono mai belle le risse: sono figlie della rabbia, hanno come unico obiettivo il  prevalere e non risolvono mai i problemi che le hanno generate. Non sono belle mai, ma quando a litigare e ad insultarsi sono gli autisti di un autobus in corsa e quell’autobus è pieno di gente, oltre ad essere uno spettacolo desolante, le risse diventano estremamente pericolose. Se nessuno frena diventerà presto irrilevante scoprire chi aveva più ragione o chi aveva meno torto.

Al netto di tutte le tifoserie, delle analisi su come le cose potevano essere e non sono state e dei pianti sul latte versato, quello che adesso preoccupa di più è evitare il peggio per tutti. Mi preoccupo degli effetti devastanti che questa situazione grottesca sta producendo e di quelli -ancora più gravi- che potrebbe produrre un governo spinto prevalentemente dalla voglia di rivalsa, impantanato tra l’esigenza di produrre i miracoli promessi e l’impossibilità di farlo, obbligato ad essere “diverso” e costretto a fare i conti con una realtà che diversa non è.

Dobbiamo tutti abbassare i toni: evitare di andare fuori strada è più importante di litigare sulla strada da fare. Per guidare l’indisciplinato autobus in cui stiamo viaggiando bisogna avere la patente, la mano salda, e la capacità di prescindere da chi urla e incita a correre. Riusciremo ad avere un manovratore con queste caratteristiche? Se così non fosse, quale percorso è ragionevole aspettarsi?

Sperare che ci fermi la polizia prima di finire in fondo a un burrone?

Anni fa a Roma c’era la consuetudine (non ancora scomparsa) di portare le macchine al santuario del Divino Amore per “farle benedire” in occasione di un viaggio da intraprendere. Sono andato a ricercare nel “Benedizionale” del rituale romano e ho trovato –al numero 1012- la formula usata per questa benedizione:“Dio onnipotente, Creatore del cielo e della terra, che nella tua multiforme sapienza hai dato all’uomo ingegno e immaginazione per fabbricare nuovi mezzi di trasporto, fa’ che i conducenti di queste macchine, nei vari percorsi di lavoro o di svago, operino sempre con perizia e prudenza per la sicurezza e l’incolumità di tutti e avvertano accanto a sé la tua continua presenza.”

Lo so che non è politicamente ortodosso, ma se proponessimo a Mattarella un salto al Divino Amore?