Fra i titoli dei due film di Massimo Troisi preferisco senza dubbio il primo. Innanzitutto perché il verbo ricominciare parla di futuro mentre il verbo piangere parla di passato e poi perché il primo far venir voglia di lavorare mentre il secondo porta a non fare niente.

L’esito delle elezioni ci indica alcune, poco invidiabili, certezze: non c’è una maggioranza in grado di governare, la maggior parte degli elettori ha scelto partiti o coalizioni che hanno obiettivi dichiaratamente lontani, se non addirittura opposti, a valori per molti di noi imprescindibili (l’inclusione dei più deboli, l’integrazione degli immigrati, l’approccio europeo e non sovranista, la sostenibilità economica delle proposte, la tutela dei diritti di tutti), il raccolto di chi semina rabbia è sempre il più ricco in tempi di disagio sociale diffuso. Molte di queste certezze non erano difficili da prevedere e comunque ora sono consacrate dai numeri.

A questo punto se scegliamo il “Ricomincio da tre” dobbiamo decidere quali sono questi tre punti dai quali cominciare, evitando di spendere tutte le energie residue nel conflitto per la leadership.

Nel suo commento di sabato, Massimo Giannini (QUI) identifica tre punti che mi sembrano utili per ragionare se vogliamo davvero “riscoprire le ragioni politiche per esistere e per resistere” e non perderci in beghe condominiali. Eccoli:

  • come predicare la faccia buona della globalizzazione senza abdicare alla protezione;
  • come lottare contro le disuguaglianze senza rinunciare al merito;
  • come combattere i populismi senza erigersi a oligarchia.

Sono le tre trappole in cui ci siamo persi, i tre bivi che non abbiamo saputo spiegare e per i quali non abbiamo saputo trovare una proposta convincente. O riusciamo a costruire questa proposta e a spiegarla in modo comprensibile o continuerà sempre a vincere chi propone uno dei due estremi senza farsi carico delle mediazioni alle quali la vita ci costringe.

Mai come adesso è vero che “è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”.