Si è conclusa ieri “Piazza Grande” la convention in cui Nicola Zingaretti si è esplicitamente proposto come candidato alla segreteria nel prossimo congresso. Sono contento per questa sua decisione e condivido la sua volontà di voltare pagina ben sintetizzata nello slogan “Il domani appartiene a chi ha il coraggio di inventarlo”. Ci sarà molto da lavorare per costruire un programma concreto, sostenibile e credibile e sono convinto che  proprio su queste tre caratteristiche dovremo distinguerci da chi ha costruito il suo consenso su promesse astratte, non sostenibili e non credibili. Sono fiducioso che sia un cammino possibile e faremo la nostra parte nel costruirlo e nell’attuarlo.

Tutto bene dunque? Quasi. Ho una preoccupazione.

Temo che questa volta le idee giuste, l’impegno e la buona fede possano non bastare. Bisogna prima colmare quel solco che si è scavato tra le vicende politiche, le dinamiche dei partiti e i personaggi che le popolano e i problemi quotidiani di ciascuno, soprattutto di chi è più fragile. Non basterà una buona politica se prima non si ricostruisce una buona fiducia. Chi vive a piano terra non deve solo sapere cosa succede al primo piano: deve poter capirlo, deve poter partecipare, deve poter ricevere risposte non evasive. E chi lavora al primo piano deve poter far tesoro delle idee, dell’impegno e delle risorse di chi vive a piano terra, e deve diffidare della propria autosufficienza. Bisogna insomma che i due piani comunichino di più e meglio, solo così la fiducia potrà essere ripristinata.

A piano terra ci sono risorse ed energie insospettabili, la sfida è quella di scoprirle e valorizzarle. Qualcuno che affermasse: “la forza necessaria per superare i nostri limiti è già dentro di noi. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo finale” direbbe solo una bella frase da biscotto della fortuna; ma se a scriverla fosse un ragazzo che, partito da una situazione difficilissima, ha imparato ad accettarsi e a scoprire che avere il vento contro è proprio la condizione ideale per volare e che a “volare” c’è riuscito davvero, ecco allora che quella frase non sarebbe più solo un pensierino etico, ma diventerebbe il succo credibile del suo percorso, una convinzione di cui tenere conto e da cui trarre suggerimenti e speranza. [*]

E’ solo un esempio, ma quante persone hanno idee, voglia di partecipare, energie da impiegare e non sanno neppure a chi raccontarlo?

Nessuno è sufficiente a se stesso, né al primo piano dove si rischia l’autoreferenzialità, né al piano terra dove si rischia di covare il rancore e sognare rivoluzioni sterili. Vogliamo un futuro diverso, progettato insieme e declinato con realismo.

___________________________________

 

[*] Non sto inventando niente. E’ la storia di Daniele Cassioli, un ragazzo di 32 anni cieco dalla nascita, diventato il campione paralimpico di sci nautico più forte di tutti i tempi (22 medaglie d’oro ai Mondiali e 25 medaglie d’oro agli Europei). Daniele racconta la sua incredibile storia nel suo libro “Il vento contro. Quando guardi oltre tutto è possibile” Ed.De Agostini. Daniele ci porta oltre: oltre la vista, perché c’è molto altro da scoprire, anche se chi vede è portato a credere che ogni esperienza passi attraverso gli occhi; oltre la paura, perché per migliorarsi non bisogna allenare solo i propri punti di forza, ma anche i propri punti deboli, ciò in cui ci si sente insicuri e fragili. E, naturalmente, oltre la paura del diverso, perché solo grazie alle differenze possiamo arricchirci ogni giorno di più.

Chi vuole può venire Mercoledì 24 ottobre ore 16 alla presentazione del libro presso il

Centro Regionale Sant’Alessio in viale C.T.Odescalchi, 38 – Roma.