Grande emozione per la trattativa Governo-sindacati che sembra poter approdare ad un accordo.

C’è chi rimane sorpreso per il fatto che non si parla di opzione donna.

È in corso l’esperimento che prevede, per le donne, la possibilità di un pensionamento anticipato alla condizione di avere maturato 35 anni di contributi effettivi e l’età di 57 anni e tre mesi (58 anni e tre mesi per le lavoratrici autonome).

I requisiti dovevano essere maturati entro il 31 dicembre 2015 e la decorrenza del beneficio un anno dopo tale data.

Si era prevista una valanga di adesioni a questa possibilità. Non è avvenuto perché la norma ha un servofreno incorporato. È costituito dal fatto che devi accettare che la pensione sia calcolata interamente con il sistema contributivo e, quindi, con penalizzazioni variabili dal 27 al 39% rispetto al calcolo misto se aspetti l’età per la pensione di vecchiaia. Una soluzione praticamente autofinanziata dai soggetti.

Quindi dal punto di vista patrimoniale nessun costo per l’Inps o lo Stato. Molto meno che per l’APE inventata nella trattativa in corso.

Si tratta di un costo di cassa ma ampiamente inferiore a quello previsto dal momento che le domande sono state poco più di 5mila rispetto alle oltre 36mila preventivate.

Del resto la norma prevedeva che “Qualora dall’attività di monitoraggio risulti un onere previdenziale inferiore rispetto alle previsioni di spesa, con successivo provvedimento legislativo verrà disposto l’impiego delle risorse non utilizzate per interventi con finalità analoghe, ivi compresa la prosecuzione della medesima sperimentazione“.

Mia opinione da estremista è che la norma potrebbe essere estesa a tutti con riapertura dei termini per la maturazione del diritto.

Ma possibile che non se ne parla neanche? E possibile che i movimenti delle donne non abbiano nulla da dire? Se non ora quando?

 

(Aldo Amoretti è Presidente dell’Associazione Professione in Famiglia)