Hannah Arendt, la scrittrice tedesca perseguitata dai nazisti perché ebrea, nota con acutezza (1) che spacciare menzogne per verità nasconde, oltre alla disonestà, un pericolo ancora più grande: «L’effetto della sostituzione della verità dei fatti con la menzogna non è solo che le bugie vengono accettate come verità e la verità considerata una bugia, ma che il senso con cui ci orientiamo nel mondo reale -e la differenza tra vero e falso è uno degli strumenti mentali che utilizziamo- viene distrutto».

Come possiamo capire i fatti se al loro posto ci vengono offerte solo “narrazioni” contrapposte?

Se ci diventa impossibile distinguere le informazioni dalle bufale, i bambini annegati dai bambolotti, il salvare dal lasciar morire, la solidarietà dalla complicità, il costruire dal distruggere chi ci restituirà la speranza di capire e la chiarezza per decidere?

Ha ragione Hannah Arendt, «il senso con cui ci orientiamo nel mondo reale viene distrutto» e questo disorientamento finisce per spingerci all’immobilità e al silenzio.

Dobbiamo reagire con determinazione, scegliere in cosa credere e decidere di conseguenza evitando di cadere nella trappola della confusione lasciando tutto lo spazio a chi (appunto) quella confusione ha generato. Solo un esempio per evitare eccessive astrazioni: se i bambini morti nei naufragi sono veri è impossibile far finta che tutto questo sia normale, è una macabra strategia del terrore spacciata per muscolare politica estera di fronte alla quale dobbiamo reagire; se sono bambolotti siamo di fronte ad una altrettanto macabra e inaccettabile messa in scena a beneficio della narrazione contrapposta. Rimanere confusi e inattivi nell’attesa che qualcuno ci spieghi la verità è esattamente il pericolo da cui ci mette in guardia Hannah Arendt. Non c’è più tempo per attendere di capire. Dobbiamo correre il rischio di decidere in cosa credere, di prendere posizione, di reagire. Le discussioni in salotto sono lussi di altri tempi.

(1)          Richard J. Bernstein ,”The Illuminations of Hannah Arendt” su New York Times del 20 giugno 2018