Quando soffia impetuoso il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”. Questo il proverbio con cui Enrico Letta descrive i due possibili atteggiamenti antitetici di fronte al cambiamento che questa stagione politica (e non solo) porta con sé. Sabato sera, alla libreria la Nuova Europa di Roma, presentando il suo ultimo libro “Ho imparato”, Enrico ha difeso il suo ideale europeo ricordando che siamo in Europa perché abbiamo valori comuni e che -malgrado tutti i limiti- in Europa, molto più che in altre parti del mondo, sono tutelati principi come il welfare, la parità uomo-donna e la difesa dell’ambiente.

Enrico è il primo ad ammettere che l’Europa, così com’è, è indifendibile, ma ritiene irrinunciabile l’idea -l’utopia- dell’integrazione e di una moneta unica che difenda il continente di fronte alle grandi potenze.  Ma non è solo questo, non è solo la grande utopia: «La strada che ha preso l’Italia non mi piace. Vorrei che si cambiasse direzione. Bisogna interrompere una sequenza fatta di errori e illusioni, tra sovranismi e rottamazioni, che ha portato a un’Italia sempre più ripiegata su se stessa. Per affrontare le sfide dell’immigrazione, del declino economico e culturale, della sostenibilità ambientale, e per un’Italia davvero protagonista di una nuova Europa.»  Prova insomma a rilanciare, a costruire i mulini che trasformano il vento in cambiamento autentico e non ad alzare muri che non servono a nessuno e non valgono neppure il costo delle pietre con cui sono costruiti.

Il ruolo della politica è oggi quello di trovare un equilibrio tra competenza e rappresentanza e per farlo occorre formare politici all’altezza. Bisogna lavorare su due fronti: da un lato mettere a punto  nuovi meccanismi di selezione che restituiscano ai cittadini il potere di scegliere la propria rappresentanza; dall’altro creare luoghi di formazione politica.

Ha concluso Enrico: «le mie riflessioni si fondano su tre convinzioni. La prima è che per superare questo presente bisogna innanzitutto capire come ci si è arrivati. La seconda è che si deve superarlo andando avanti e non indietro. La terza, la più importante, è che non c’è niente di più bello che imparare».

No, decisamente non è vero che uno vale uno.