Politici spregiudicati e titani della tecnologia stanno -quasi ovunque- spazzando via le regole dei rapporti tra gli stati e sterilizzando le istituzioni che di quelle regole dovevano essere custodi e garanti. La politica e i politici “tradizionali” appaiono disorientati, le loro parole sembrano aver perso forza e significato, moltiplicano comunicati e minacciano sanzioni (senza avere la forza di farle rispettare!) e sembrano incapaci di reagire in modo efficace. 

E’ suonata “l’ora dei predatori, come la definisce Giuliano da Empoli nel titolo di una sua recente pubblicazione, una dimensione nella quale il potere si fonda sulla spettacolarizzazione, sull’uso spregiudicato delle informazioni e sulla capacità di generare shock continui: i predatori hanno capito come sfruttare il nuovo ordine globale e il caos è il loro ambiente naturale: «ovunque le cose stanno evolvendo in modo tale che tutto ciò che deve essere deciso lo sarà con il fuoco e con la spada».

La regola della forza sta rapidamente sostituendo quella del diritto e -chi l’avrebbe mai detto?- a prevalere sono i più forti e i più violenti, in tutte le accezioni in cui “forza” e “violenza” possono essere declinate: militare, economica, demografica, espansionistica, ricattatoria, alimentare, energetica….  

Il successo dei bulli è contagioso e -quando a prevalere è la forza al posto del diritto- lo scivolamento da un ambito all’altro diventa inevitabile: dal piano internazionale si passa a quello a quello interno, da quello istituzionale a quello interpersonale. Se qualcuno invade impunemente un altro paese perché non dovrebbe farlo anche il suo nemico o il suo imitatore? (è solo una questione di forza); se qualcuno pensa di potersi muovere e agire impunemente sullo scenario internazionale come uno sceriffo in un saloon, perché non dovrebbe fare la stessa cosa in casa propria e garantire preventivamente l’immunità “assoluta” a un poliziotto che uccide a sangue freddo? Se funziona a Caracas perché non a Minneapolis?

A me sembra che la più preoccupante conseguenza di questa deriva sia la perdita di fiducia nella capacità di risolvere i problemi in modo diverso dall’uso della forza, cedendo progressivamente alla tentazione di considerare ormai al tramonto le “normali” regole democratiche, rassegnandoci così ad un far west muscolare nel quale le istituzioni appaiono ormai inutilizzabili come una moneta fuori corso. 

Ma io non credo affatto che le cose stiano così! Credo -al contrario- che non dobbiamo cedere alla tentazione della violenza come unica strada possibile per ottenere dei risultati efficaci sia sul piano nazionale che internazionale. E’ proprio la sfiducia nelle istituzioni a favorire il bullismo di chi le occupa e le utilizza in modo violento. La prospettiva di risolvere ogni conflitto sul piano della forza non è una prospettiva: è solo una regressione politica e culturale. 

E’ possibile battere la violenza per via democratica, rafforzando le istituzioni anziché svuotarle di significato, e questo noi italiani dovremmo saperlo meglio degli altri: siamo riusciti a battere le brigate rosse senza ingaggiare una guerra a chi spara di più, ma isolandole progressivamente e svuotandole dall’interno. 

La democrazia ha armi più forti della Delta Force, forse meno clamorose dell’operazione “Absolute Resolve” [Trump: «una dimostrazione di forza senza precedenti dalla seconda guerra mondiale!»], ma certamente più efficaci e durature.

La stagione che stiamo attraversando è indubbiamente inquietante, ma è solo una stagione, non è la vigilia di una nuova età della pietra. Le istituzioni e le regole democratiche non sono poi così deboli e inefficaci: lo diventano quando smettiamo di crederci.