Il dramma dei profughi, le illusioni e gli inganni della fortezza Europa. Il primo incontro della stagione 2016 di Praxis – Amici  per la città non poteva non partire proprio da lì, a due giorni dall’incontro a Roma tra il premier Renzi e il presidente della Commissione Ue Juncker.

Un momento in cui sono tanti gli argomenti – e gli interrogativi – aperti sul piano internazionale: dall’accordo tra Europa e Turchia, bollato dal Centro Astalli come “illegale” e molto produttivo per il paese di Erdoğan, (che insieme ai sei miliardi di euro promessi dall’Ue come contropartita per il ruolo svolto di “gate keeper”, otterrà probabilmente oggi anche la liberalizzazione dei visti per i propri cittadini) al Migration Compact, il “non paper” italiano improntato alla stessa logica della protezione esterna delle frontiere.

Il male minore, un male migliore?” Ad aiutare gli amici di Praxis a orientarsi in un contesto tanto controverso è stato un relatore di eccellenza, l’Ambasciatore Armando Sanguini. Capomissione in Cile, Tunisia e Arabia Saudita, Sanguini è stato protagonista di una vera lezione di politica internazionale nella bella sala di via Margutta del Centro Regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, partner di Amici per la città nell’organizzazione dell’incontro.

Antonio Organtini, direttore generale del Centro Regionale, ha introdotto con Amedeo Piva la serata: “Il Sant’Alessio è l’Ipab per le persone cieche e ipovedenti,  ma soffre a sua volta di cecità – ha affermato Organtini – cioè di chiusura. Spesso siamo reclusi, perché siamo noi stessi a chiudere le porte agli altri. Dovremmo imparare a chiudere gli occhi per scoprire che siamo veramente tutti quanti essenza vitale e che quindi è bello stare insieme”.

Gianni Del Bufalo ha inquadrato quindi l’obiettivo principale dell’incontro, quello di “non fermarci alla cronaca, ma capire le ragioni”, perché – ha aggiunto – “siamo tutti un po’ stanchi delle reazioni emotive. Vogliamo spegnere la pancia ed accendere la testa”.

L’ambasciatore Sanguini è partito proprio dalla metafora visiva d’inizio per spiegare il contesto internazionale: “La mia amarezza sta nel fatto che siamo parte di una miopia gigantesca. La situazione che stiamo vivendo non nasce dal caso, ma da una crisi sociale che morde ancora adesso”, resa più complicata dalle guerre.

E infatti “quello che sta succedendo ha origini vecchie, radici profonde. Quando siamo entrati nell’area Schengen abbiamo dato mostra di essere un paese di grandissimo livello. Erano gli anni della legge Martelli prima e soprattutto della Turco-Napolitano”. Un esempio della lungimiranza politica di allora è – ha proseguito Sanguini – “l’accordo con la Tunisia, adottato per qualche tempo e poi buttato alle ortiche, in cui si ritrova la sostanza del cosiddetto “Migration Compact”. Un accordo capace di “proiettarci a Bruxelles come un paese veramente importante”.

Il principale problema da affrontare era allora quello dell’emigrazione dalla Tunisia verso l’Italia. “Mettemmo in piedi un pacchetto – ha ricordato l’Ambasciatore – corsi di formazione professionale, schede di analisi delle capacità professionali dei desiderosi di emigrare, un anno di ricerca al lavoro legittimo in Italia, collaborazione sul piano del controllo del territorio. Un pacchetto complicato ma molto bello, concordato parola per parola con i tunisini, interlocutori molto difficili sul piano del negoziato. Il fenomeno dello sbarco dei migranti cessò perché si incanalò in un verso appropriato. Questo succedeva alla fine degli anni Novanta”.

Sono passati da allora 20 anni. Un intervallo di tempo in cui “c’è stato il break della primavera araba, che ha tra le sue concause proprio la crisi sociale e finanziaria”, ha chiarito Sanguini.

“Nel 2011 sono saltati quattro autocrati in Libia, Tunisia, Egitto e Yemen. Non si pensa mai che sono saltati nello stesso periodo anche i capi di governo di tutti i paesi della sponda nord del Mediterraneo: Grecia, Francia, Italia, Spagna, Portogallo”. La botta, insomma, è stata forte.

“Di fronte a un fenomeno di questo tipo non poteva non succedere qualcosa di importante che si saldava con altro fenomeno noto,  quello dell’aggravamento delle disuguaglianze tra nord e sud”, ha proseguito l’Ambasciatore.

“Con la Libia avevamo concluso allora un trattato che prevedeva qualcosa di simile a quello che abbiamo stabilito con la Turchia”. Non ci sono dubbi, “l’esempio lo abbiamo dato noi”. E cioè – ha continuato Sanguini –  “abbiamo affidato al regime di Gheddafi la tutela di quanti volevano arrivare in Europa. Fu solo su un piano bilaterale perché non avevamo il peso specifico per chiedere una comunitarizzazione del problema, cosa che qualche anno dopo avremmo preteso dall’Europa”.

Lo scenario è mutato nel momento in cui “il flusso migratorio ha interessato “la Francia e poi, dalla Francia, l’Inghilterra”. Allora – ha chiarito Sanguini – “è diventato un problema europeo, semplicemente perché questi paesi pesano di più dell’Italia. E anche perché la Germania e gli altri paesi stavano facendo la propria parte”. Diversamente dal’Italia, che tra l’altro aveva firmato Dublino, rinnovato nel 2013 senza chiederne la revisione.

Poi è arrivata “la legnata tedesca”, sintetizzata nel “siamo pronti a ricevere 500mila siriani” della Signora Merkel. Una scelta non generosa, ma dovuta a un calcolo politico molto serio: “Non bisogna dimenticare che nel 2013 la Germania era insieme ai cinque membri del Consiglio di Sicurezza per sciogliere il nodo del programma nucleare iraniano” – ha sottolineato l’Ambasciatore – e quindi che il paese “aveva bisogno di un atto forte per qualificarsi sul piano internazionale”. Di lì a poco sarebbe stata infatti proprio la Germania a stabilire i termini dell’accordo con il governo turco sul piano di gestione dei profughi, facendo digerire agli altri paesi Ue i tre milioni inizialmente pattuiti come contraccambio quasi fossero bruscolini.

Anche su questo punto Sanguini è molto netto: “La Turchia è parte in causa nella guerra – in Siria è parte combattente, in Iraq lo stesso, in Libia è sponsor di una parte. Un soggetto che ha un’agenda bellica è un interlocutore difficilmente accettabile”. Non affidabile, anche perché “ha indicato subito una cifra, raddoppiandola pochi mesi dopo e subordinandola ad altre concessioni” ha chiarito l’Ambasciatore. Mentre il paese era tenuto sotto il tallone di Erdoğan, senza possibilità di manifestare dissenso rispetto alle politiche adottate dal governo.

La realtà, oggi: “La Turchia ha in mano il rubinetto dei flussi migratori che provengono dalle aree di guerra”, ha affermato Sanguini.

E la politica del male minore? Per quanto riguarda la Siria si è tradotta nel privilegiare la priorità dello Stato Islamico rispetto a un criminale conclamato come Bashar al Assad. L’Isis in Siria non ci sarebbe stato – ha chiarito l’Ambasciatore – se Bashar al Assad non avesse sulla coscienza “300mila morti, forse di più”.

Sul “Migration Compact” e la strategia di gestione esterna della migrazione: “È una proposta seria che ricalca una idea vecchia, ma è arrivata con un ritardo strepitoso. Per realizzare il cinque per cento di quanto previsto in questa proposta ci vorranno anni. E nel frattempo questa gente che fa? Non si parla mai di diritti della persona. Si parla di cooperazione allo sviluppo, concorso nel controllo del territorio”. Il giudizio di Sanguini è reciso, lineare: “È una ipotesi di strategia da sviluppare in 20 anni, ma certamente non è una risposta ai problemi di adesso”.

Quale scenario attenderà allora i 28 paesi dell’Ue? Sarà l’individualismo a prevalere e “il Migration Compact resterà solo una ipotesi di gestione”. D’altronde non c’è da stupirsi se, come ha chiarito l’ambasciatore, “l’Unione Europea all’estero è considerata il 29mo stato dell’Ue e non una sintesi dell’Europa”.

Le responsabilità politiche sono evidenti. Abbiamo una dirigenza mediocre a livello europeo, dove “nessuno riesce a guardare al di là del proprio naso”. Ma c’è di più, perché – ha aggiunto Sanguini – “quello che sta succedendo con la Turchia lo stiamo ipotizzando concretamente in Etiopia col Corno d’Africa e a Dakar per l’Africa occidentale: l’esternalizzazione sistemica” nella gestione dei flussi migratori.

Dal piano internazionale – la ricchissima dissertazione dell’Ambasciatore ha aperto visuali problematizzanti, inedite sul tema del “Continente Fortezza” – l’incontro si è chiuso con alcune analisi puntuali delle riposte individuate dal welfare italiano, grazie agli interventi degli amici presenti in sala.

Fabrizio Torella, citando l’intervento di Romano Prodi in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2016 del Centro Astalli – ha ribadito come manchi nel Paese “una visione politica forte”. Per i tanti migranti in transito attraverso l’Italia, il nostro Paese “è attualmente un non luogo generalizzato, nell’accezione di Marc Augé,  un ponte verso il Nord Europa”, ha affermato Torella. Forte della sua esperienza come responsabile delle attività sociali del Gruppo FS Italiane, ha quindi condiviso “il modello delle stazioni”, che consiste nel “farsi carico di questi migranti”. Un esempio per tutti: “A Milano Centrale sono passati lo scorso anno 90mila siriani”. Il Gruppo FS – ha aggiunto Torella – “ha messo successivamente a disposizione 1.500 metri quadrati di spazio ristrutturato”, creando così “un modello di gestione improntato alla sussidiarietà circolare, che vede oggi coinvolte imprese, associazionismo e istituzioni”.

Giovanni Maria Pirone ha offerto un approfondimento sul tema dell’identità dei cittadini migranti, una volta stabiliti in un paese ospite, e sulle teorie elaborate dagli antropologi medici in merito alla “rottura delle tradizioni in dinamica trigenerazionale”, un fenomeno capace di provocare “conseguenze gravi, come la perdita di un padre”.

La strada da percorrere è quella della “convivenza” – ha concluso Sanguini. Molto più dell’integrazione, che a volte rischia di degenerare in mera assimilazione del più fragile da parte del gruppo egemone.

“È “partecipazione” la parola che preferisco”, ha sussurrato sorridendo Massimo Biagiotti Lena al gruppo di amici che – riflettendo insieme e scambiandosi i saluti – attraversava il bel cortile di via Margutta per immergersi ancora nella caotica Roma.

 

Il Continente Fortezza?: Amedeo Piva, Armando Sanguini e Gianni Del Bufalo durante l’incontro in via Margutta (Foto Roberta La Marra)