A gennaio del 1980 il settimanale Newsweek pubblicò “A cult of ignorance”, un articolo dello scrittore e scienziato Isaac Asimov. Nell’articolo Asimov scriveva: “C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi «la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza»“. Asimov si riferiva agli Stati Uniti, ma evidentemente aveva doti profetiche: la retorica dell’uno-vale-uno, fondamento di qualunque sistema elettorale a suffragio universale, ha creato un equivoco di fondo che sta distruggendo la capacità stessa di riconoscere il confine tra l’oggettività della realtàe l’ambito delle opinioni.

Non è in discussione il fatto che tutte le opinioni abbiano  la medesima dignità, ma questo criterio vale -appunto- per l’ambito delle opinioni, degli orientamenti politici, del tipo di società che si ritiene più giusta, dei valori e delle idee che si vorrebbe prevalessero e della scelta di chi debba governare: non è poca cosa!  Non vale invece per i dati di fatto, le leggi fisiche, i rapporti di causa/effetto non modificabili e, in generale,per tutti gli eventi -economici e sociali- che trascendono la nostra capacità di controllo.

L’equivoco di fondo sta nella convinzione di gran parte dei cittadini che chi è stato legittimato a governare abbia il potere di prendere qualsiasi decisione ritenga giusta senza dover mettere in conto le conseguenze delle decisioni prese. Purtroppo o per fortuna (io ritengo per fortuna!) le prerogativedi chi governa non comprendono il potere di sganciare gli effetti dalle cause, di far sì che contrarre un debito non indebiti, di negare o inibire fenomeni sociali planetari come i flussi migratori edi prescindere dalle conoscenze scientifiche e dai principi giuridici consolidati.

“Governare” significa proprio scegliere le soluzioni che si ritengono più giuste all’interno dei limiti concessi della realtà e su questo terreno l’ignoranza non vale quanto la competenza: le conoscenze (non le opinioni) del medico, del giurista e dell’economista non valgono quanto le mie e uno non vale più uno, senza che -per questo- la democrazia venga scalfita neanche un po’.

A meno che non si creda, in buona fede, che chiunque ci ricorda che due più due fa quattro faccia parte di un complotto che vuole impedire il trionfo della verità e della giustizia. In questo caso tutto diventa possibile, anche che una soubrette (Cuccarini) spieghi la costituzione al presidente della repubblica, che un ministro senza competenze economiche (Di Maio) spieghi l’economia al presidente della banca centrale europea, che una cantante (Pavone) spieghi il senso dell’accoglienza al papa e che due più due -volendo- possa fare anche cinque. Alla faccia dei professoroni.