Nelle discussioni sul Decreto  dignità per la parte che riguarda i contratti a termine il dibattito che parte dalla considerazione delle esigenze temporanee delle imprese ad allargare l’organico è spesso scivolato sulla questione dell’interesse delle aziende a misurare la idoneità del lavoratore alla prestazione che gli viene richiesta.

Va ricordato che per questa funzione esiste un istituto che si chiama periodo di prova e che lo si può adottare anche per le assunzioni con contratto a termine.

Ma può sorgere un’altra domanda: che razza di manager siano quelli ai quali non basta un anno, e neppure due, per valutare le caratteristiche e idoneità di un loro dipendente a ricoprire un ruolo? Magari dopo che lo avranno scelto utilizzando fior di scienziati nel mestiere della selezione?

Evidentemente c’è un problema di qualità anche di coloro che hanno la responsabilità di comandare nelle aziende. Diversamente l’economia italiana sarebbe messa un pochino meglio.